mercoledì 4 gennaio 2017

Pessimismo è fastidio

Nella vita ho fatto un sacco di cose che non mi sarei mai aspettata. Piccole cose, eh, non è che abbia salvato il mondo dalla fame. Ma le ho fatte. Di lettere alla me del futuro ne ho scritte un tanto al chilo, ma quello che mi piacerebbe è scrivere alla me del passato, dirle «Sai che farai questo?» e godermi il suo «Davvero? Porca la puttanazza!».

Ai propositi per l’anno nuovo ho rinunciato intorno al 1994, però in questi giorni in cui tutto sembra potere reiniziare da zero mi ritrovo spesso a pensare a come sono cambiata nel corso degli anni e alle cose che ho capito, perché realizzare di non essere sempre uguale a me stessa mi tranquillizza. Una delle cose di cui ho più paura è diventare una di quelle persone cristallizzate su ciò che hanno visto o fatto in un passato ormai remoto, senza rendersi conto che nel frattempo le cose sono cambiate e che ci sono nuove cose da imparare.

(La mia maestra delle elementari mi legnerebbe per questa reiterazione continua di “cose” e “fare”, ma non so come definire un simile concetto che comprende tutto e niente.)

Uno dei miei proverbi preferiti è il banalissimo «In medio stat virtus». Anche per questo non mi pongo obiettivi estremi. Che so, essendo una disordinata patologica, non mi impongo di diventare una “Malata di pulito” di Real Time che disinfetta i figli (giuro). Evitare di accumulare tesori sepolti nella borsa mi sembra già un obiettivo ambizioso. Essendo pigra da fare schifo e amando alla follia dormire fino a tardi la mattina, non sto neanche a perdere tempo imponendomi di alzarmi alle sei per potere salutare il sole o salcazzo.

Ma non è sempre stato così. Come ogni adolescente problematica, ho amato, a tempo debito, coltivarmi dei lati del carattere “estremi”. A tredici anni, per dire, mi sembrava figo essere quella aggressiva. Ci ho messo un annetto buono a capire che sembravo solo un’isterica mal curata e che la cosa non faceva di me una star, ma solo star sulle balle al mondo.

Quando ero un po’ più grande (non dico l’età precisa perché era un numero già troppo alto, per i miei gusti) ho scoperto il pessimismo. Pessimista lo sono per natura, ma lì la cavalcavo alla grande. Che «un ottimista non rimarrà mai piacevolmente sorpreso» è una verità sacrosanta. Quello che non ti dicono è che alla lunga un pessimista rompe le palle come poche altre cose al mondo. Me ne rendo conto ora che la pessimista non sono più io. Avere vicino qualcuno che, per ogni piccola cosa, ti predice tragedie, è sfiancante. Devi firmare un contratto di affitto? «Vedrai che appena l’avrai fatto salterà fuori un’offerta migliore». Devi attivare la connessione internet? «Vedrai che non funzionerà». Hai comprato un mobiletto? «Vedrai che mancheranno dei pezzi». Se poi succede veramente, hanno anche l’ardire di dirti che loro «lo sapevano». Grazie al cazzo che lo sapevi, se spari nel mucchio prima o poi qualcosa lo centri! Allora, fate così. Siate pessimisti finché vi piace. Ma siate pessimisti coi fatti vostri. E quando alla fine va male, ditevi anche che lo sapevate. E vedete un po' se non vi viene voglia di tirarvi una sberla da soli.

1 commento:

  1. Hai pienamente descritto il mio ragazzo =__= tanto pessimismo, tanto fastidio
    Grazie per il post
    Daniela

    RispondiElimina

Dite la vostra che io ho detto la mia.