martedì 25 ottobre 2016

Bancali

Oggi abbiamo visto le edificanti immagini di un gruppo di persone che ha bloccato con dei bancali l’arrivo di un pullman di richiedenti asilo a Gorino, in provincia di Ferrara.
Qui il link per chi in queste ultime ore fosse vissuto in frigorifero.

Ora. Prima di tutto, se non avevate idee per usare meglio ‘sti bancali, avreste potuto dirmelo che vi avrei linkato seduta stante la mia bacheca di Pinterest. Ché un hobby, a prima vista, direi che non vi farebbe male.

Secondariamente, parlando anche più seriamente. Lo so che suonerà retorico, ma ogni tanto bisognerebbe fermarsi a pensare che SAREBBE POTUTO SUCCEDERE A NOI. Su quei pullman, per non dire morti in fondo al mare, ci potremmo essere noi.

È stato il caso a farmi nascere nella nostra Italia. Cresciuta in paesini tranquilli dove ci si conosce tutti per nome, per non farmi mancare niente. Sì, avrei potuto essere figlia di Marchionne e forse la mia vita sarebbe stata più facile, ma nel complesso non posso e non voglio lamentarmi. Dopotutto, non è che abbia mai fatto niente per meritarmelo. Non credo di essere migliore dei bambini che sono morti per mano della mafia, in certi quartieri difficilissimi del sud Italia. Né della ragazzina stuprata dal branco per anni a Falchera, quartiere popolare di Torino. Non credo di essere migliore di quei bambini che ho visto con la pancia gonfia e gli abiti laceri in Tanzania. E ancora, non credo di essere migliore di quel bambino sanguinante e sconvolto fotografato dentro un’ambulanza ad Aleppo. Dubito che io in una vita precedente sia stata un santo e loro magari delle merde e che oggi il karma abbia bilanciato così, facendo nascere loro in un posto pericoloso e me nella bambagia.

Eppure. Eppure a me il destino ha riservato una casa sopra la testa. Mangio tre volte al giorno e la maggior parte delle volte posso anche scegliere cosa. In casa ho qualcosa come sette rubinetti da cui sgorga acqua potabile a volontà. Mi hanno curato attentamente ogni influenza, la varicella, ogni minuscola carie. Mi hanno addirittura sistemato i denti storti. Malattie gravi non ne ho mai avute, no, perché nella parte del mondo dove vivo ci sono i vaccini, che certa gente ora rifiuta perché si è dimenticata cosa vuol dire morire, ma questa è tutt’altra storia.

Mi è andata bene. Proprio come capita per certi esami all’università, quando ti fanno la domanda giusta, o quando trovi un parcheggio che si è appena liberato.
CI È ANDATA BENE.       
Non siamo migliori di quelle persone che arrivano con i gommoni o appesi sotto i camion.

Potremmo essere noi. Potrei essere morta con i polmoni brucianti per la carenza di ossigeno dentro una carretta del mare. Potrei essere morta nell’ultimo tentativo di stringere un bambino che si sta già inabissando nel blu scuro del mare aperto. Potrei essere morta abbracciata all’uomo che amo, in un ultimo disperato tentativo di salire a bordo di una nave della Guardia Costiera troppo lontana.

Potresti essere morto e invece stai seduto su quei bancali in mezzo alla strada.

Il mio consiglio è quello di ringraziare qualunque entità in cui credi che non sia toccato a te. Di tornare a casa. E di usare quei bancali per fare un bel tavolino.

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