martedì 23 ottobre 2012

La relatività del concetto di poesia nell'età adolescenziale

Adesso che sembro sulla buona via per avere un lavoro, posso tornare a occuparmi di cazzate. Lo so, avevo scritto che avrei riportato fedelmente le mie disavventure in materia, ma la cosa mi demoralizza troppo. Pertanto rallegriamoci che tutto sia finito per il meglio e riprendiamo a cazzeggiare con un sorriso.

Qualche giorno fa, nel caldo delle coltri, stavo leggendo questo post di Stazzitta (orgogliosa fondatrice del movimento #fighedomani, di cui mi ripropongo di parlare più avanti insieme ad altre mille cose) e all'improvviso mi sono sentita smaniare dal desiderio di scriverne uno uguale ispirato. Il campanile batteva in quel momento le 3 di notte, pertanto ho ritenuto opportuno rimandare, ma eccomi qui.

Mi sono ritrovata all'improvviso a ripensare all'evoluzione del mio gusto musicale, che nel suo percorso ha toccato picchi di eccellenza e altri di imbarazzante pochezza.
Sono cresciuta in una famiglia con la ferrea convinzione che Guccini fosse il Poeta: convinzione che ho portato avanti per tutta la vita. A tratti, però, i cd e i vinili del Guccio hanno subito l'onta di giacere vicino a strani prodotti di dubbia provenienza subculturale.

Ignoriamo quella volta in cui, a 3 anni di età, ho risposto all'invito della bisnonnina ad allietarla con una canzoncina intonando: <<Disse la vacca al mulo: oggi ti puccia il culo. Disse il mulo alla vacca: ho appena fatto la cacca>>. La colpa era di mio zio, che alternava il Poeta a musicassette (uh! Le musicassette da riavvolgere con la matita!) di Elio e Le Storie Tese e -cosa ben peggiore- delle Teste Sciroppate (indimenticabili rime del calibro di "Chissenefrega disse il mago alla strega vado nel bosco e mi tiro una sega").
A parte questi piccoli incidenti di percorso, che hanno fatto dubitare il resto della famiglia delle capacità genitoriali dei miei (dubbi peraltro non completamente infondati), ho trascorso la mia infanzia gorgheggiando "Libera nos domine", rifiutando categoricamente di infilare nel mio mangianastri giallo Fisher Price la cassetta di quell'esaltata di Cristina D'Avena.

Arrivarono poi le scuole medie, spauracchio di qualunque esistenza che si rispetti. Aboliamoli, 'sti cazzo di tre anni. Che tanto quel poco che impariamo è sempre irrimediabilmente viziato dai traumi psichici subiti nel mentre.
Io, peraltro, ho avuto la sfortuna di trasferirmi per iniziare la prima e di ritrovarmi in una di quelle realtà di disagio sociale e delinquenza giovanile che farebbero impazzire Milena Gabanelli. Mi sa che dietro congruo compenso le fornirò il nome del paese, prima o poi. 
Io, che avevo molto del topo di biblioteca e pochissimo della topa, ne sono quasi morta. Nel tentativo di avere qualcosa di cui parlare e stringere amicizia con le mie compagne ho iniziato a guardare i cartoni al ritorno da scuola, mostrando così, dopo anni, di sapere a cosa serviva quella strana scatola con le antenne in cucina. Ma voi ve li ricordate i televisori con le antenne?
Comunque. C'erano nientepopodimeno che Rossana e Piccoli Problemi di Cuore. Lasciamo stare Piccoli Problemi di Cuore, che mi faceva cagare. Ricordiamo invece la sigla di Rossana: Rossana dai pensaci un po' tuuuu... Palpitazioni nell'attesa della mitica puntata dove si baciavano, insulti a quella brutta zoccola quando pomiciava con Charlie. Tutta roba delicatamente filtrata da mamma Italia 1, ovviamente, ché in realtà il manga originale avrebbe fatto impallidire la James. Io però mi scioglievo davvero solo al momento della sigla, da ascoltare attentamente e godersi fino in fondo perché allora non c'era YouTube: "Se guardo gli occhi tuoi nei quali poi si specchiano i miei". Minchia. La poesia allo stato brado. Questa immagine dei giganteschi occhi a forma di porta dei protagonisti, con quei luccichii esagerati che neanche nel catalogo della Bon Prix, ognuno riflesso in quello dell'altro... Ah, l'ineffabilità dell'amore.

Gli anni passarono. Cioè, passarono pochi mesi, ma si sa che a quell'età si cresce in fretta. Le illusioni di Rossana avevano lasciato il posto alle rogne della vita più o meno reale: ero una sfigata e nessuno mi si filava. Ma vaffanculo, ero una sfigata dannatamente colta e sensibile. Ecco, l'ho detto. Mi credevo superiore agli altri. E non mi è ancora passata. Tornando a noi, gli occhi riflettenti avevano lasciato il posto alla hit del momento: "Infinito" di Raf. Io e le mie compagne la cantavamo tutto il santo die come delle imbecilli trasognate, scandendo le parole. "L'amore non è razionalità". Per quattro deficienti che non sapevano nemmeno bene cosa fosse era già una bella scoperta.

L'estate tra la seconda e la terza media fu quella del mio Primo Amore. Tanto vale che la metta giù così, tanto mi sto sputtanando alla grande. Sebbene ci fossimo conosciuti tra le note di Guccini e dei Nomadi, la mia personale canzone del momento era -gulp- "L'amour toujours" di Gigi D'Agostino. Anche qua non so che razza di feticismo avessi per gli occhi, visto che trovavo apice della poesia il verso "I still believe in your eyes", che da vera sfigata doc avevo scritto con il bianchetto sulla cartella. Yike.

14 anni all'insegna di Max Pezzali/883. Compravo i primi cd, fra cui "1 in +" che avrei consumato a furia di ascoltare "Essere in te" (ero rincoglionita a dismisura e mi riconoscevo nella tizia che scrive "frasi che non mi farai leggere mai") e "La lunga estate caldissima". Canzone che in inverno riusciva a farmi piangere, perché a quell'età sembra che ogni estate duri anni e che la successiva non debba mai arrivare. Povera coglioncella. Poi dicono che quella è l'età più bella.

Fra i 14 e i tardi 16 anni... Beh, ero una toast. Ascoltavo gli Articolo 31 per i momenti di esaltazione e i Gemelli DiVersi per quelli di depressione. La frase cult del periodo era: "Con te vivevo un sogno ma ora sono sveglio". A mia discolpa va il fatto di non aver mai tollerato la versione di "Dammi solo un minuto" con la voce di Eros Ramazzotti, che mi ha sempre fatto venire la peronospera.

Tra i 17 anni inoltrati e i 20 mi sono incazzata socialmente. Via di Punkreas, con dei testi che apprezzo ancora adesso e delle melodie che ormai ascolto solo quando guido e sento il colpo di sonno dietro l'angolo. La mia canzone preferita era "Tutti in pista" e ditemi voi se non ha torto a dire che "chi dice che le fiabe si raccontano ai poppanti non ha tenuto conto di milioni di votanti". Nello stesso periodo ho scoperto gli Ska-P, che ascolto tuttora con gioia.

Dopo i 20 anni ho realizzato che gli anni passano in un attimo, in un battito d'ali si invecchia e si muore. Ho ripreso ad ascoltare Guccini. 

La vita è un cerchio.



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