lunedì 3 settembre 2012

Il lavoro dev'essere un piacere. Se no che piacere è?


Sono tornata.

Cioè, a dir la verità sono tornata un mese fa, ma devo ancora realizzare bene il tutto. Ho fatto il pieno di colori e atmosfere letteralmente indimenticabili, di quelle che a distanza di un mese si traducono già in nostalgia. Il ritorno è stato decisamente traumatico. L’Africa è stata una piccola parentesi avulsa dalla realtà abituale: una volta tornata, ho dovuto affrontare il grande rito di iniziazione della gioventù italiana.

LA RICERCA DI LAVORO.

Fondamentalmente, l’unica attività in cui me la cavo discretamente bene –o almeno così mi dicono- è scrivere. Ricordo che quand’ero bambina sognavo già di diventare giornalista. Mi sembrava straordinario che ci fossero persone pagate per qualcosa di godurioso come la scrittura. Le testate devono aver pensato la stessa cosa, perché ora non le pagano più.

Le richieste di lavoro gratuito, come sa benissimo qualunque avidone con l’assurda pretesa di lavorare in cambio di denaro, si sono espanse a macchia d’olio. Nei settori come il nostro, però, in cui si presuppone che l’attività lavorativa sia in primo luogo una passione, sono ormai l’ordinarietà. Insomma, scrivere / disegnare / fotografare e simili ti piace? Ebbene, perché dovresti chiedere soldi per farlo? Beh, nemmeno Rocco Siffredi lavora gratis. Ma suppongo che la sua attività sia comunque molto piacevole.

Mi riprometto di aggiornare il blog con le assurdità che popolano il vasto universo della ricerca di lavoro. Nel mentre, per placare i tremori e le convulsioni che sempre vi colgono nell’attesa di un nuovo intervento della mia persona, vi suggerisco di visitare questo blog -e in particolare questo post- per realizzare appieno la situazione degli aspiranti giornalisti nella nostra gloriosa nazione.

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