domenica 15 luglio 2012

Un post dove tutto torna tranne me: insalate bionde, aerei e infanti africani


Domani partirò per quello che potremmo pomposamente definire il primo viaggio importante della mia vita. Per la precisione andrò in Tanzania con Mea (vedi post) e un’altra amica: raggiungeremo i Mea’s Parents in missione.
Come si può immaginare sono molto agitata. Cioè, andrò letteralmente dall’altra parte del mondo. In kiswahili so dire solo zanzariera, “ti amo” e muco nasale. Il rischio di gaffe colossali è altissimo.

E poi dovrò combattere la zanzara anofele. Me la sto studiando da giorni su Google immagini, ma ho il fondato sospetto che non la riconoscerò facilmente. Che cazzo, faccio fatica a riconoscere mia madre dopo qualche giorno che non la vedo, figuriamoci la zanzara anofele. Sottospecie di Cullen malriuscito.

Poi ho paura non tanto dell’aereo, quanto dell’aeroporto. Ho volato tre volte in croce nella mia vita e mai così a lungo. Per la precisione ci toccheranno 6 ore di aereo, 7 di scalo, altre 6 in volo e infine 5 ore di macchina lungo le strade della Tanzania, coperte di quella terra rossa che io amavo vedere in foto ma che in realtà –mi hanno avvisato- è mefitica e si attacca a qualunque tessuto.
Insomma, io avevo preparato il mio piano di combattimento per affrontare il viaggio. Pantaloni lunghi contro le zanzare, camicia a prova di pezza, felpazza anti-aria condizionata dell’aereo, perfino un foulard rosso stile partigiano per riparare il viso dalla polvere rossa. Il tutto mi sembrava prestarsi bene a 12 ore di aereo. Poi, girovagando per internet, cosa vengo a scoprire? Questo.


Gesùùù! Come ho potuto essere così becera! Io che stavo lì a pensare alle mutande enormi da indossare per non dovermele sorbire 24 ore filate tra le chiappe… Ma vediamo un po’ cosa ci consiglia la nostra fashionista: jeans, t-shirt basic (?), sneaker o ballerine e (attenzione) borsa capiente! Urca!
Salvo poi farsi fotografare con un abito altamente improbabile per un viaggio sullo sfondo delle piste dell’aeroporto di Barcellona.

Cosa devo dire? Io da Barcellona non passerò e comunque la classe della Chiaretta non ce l’ho mica. Non sono neanche figa, a volerla dire tutta. Perché diciamoci la verità: la rucola bionda sarà anche poco simpatica nelle sue manie di vita in vetrina, ma è indubbiamente faiga.
Comunque posso sempre riempire il blog di fotografie dove tengo in braccio graziosi bambini africani sorridenti. E dirvi che qui noi abbiamo tutto e siamo tristi, mentre lì sono poveri ma costantemente allegri. Sempre ammesso che io torni, beninteso. Se qualcuno mi sta augurando il contrario, ha tutta la mia comprensione.

2 commenti:

  1. Ciao Marti, buon viaggio e buone vacanze!! ah e credo che sicuramente il tuo airport look comprensivo di felpa anti aria condizionata sia molto più adatto rispetto ad un vestitino!! ;) goodbye and have a nice stay

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    1. Ciao, grazie per gli auguri di buone vacanze ma sono dolente di avvisarti che non sono Marty! :D

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Dite la vostra che io ho detto la mia.