sabato 2 giugno 2012

I figli saranno pure di Satana ma anche i genitori non scherzano.


Qualche tempo fa, io e le Migliori amiche abbiamo rinnovato una vecchia promessa. Nella fattispecie: <<Io, Prejudicemaki, prometto a te, Mea, di insultarti senza sosta né ritegno quando, in seguito alla procreazione, crederai che tuo figlio sia un genio, nonché bellissimo ed educatissimo, finché morte non sopraggiunga per mano tua>>. Perché abbiamo notato che i neogenitori hanno quest’abitudine infame di sopravvalutare enormemente intelligenza e avvenenza dei loro pargoli. Se si limitassero a discutere tali convinzioni tra loro, magari a letto alla fine della giornata, come accade di rigore nei film, la situazione non sarebbe molto grave. O meglio, lo sarebbe in privata sede. Invece no. Certi prodigi devono essere condivisi con il mondo, secondo loro. Io a quel punto mi sento enormemente in imbarazzo e ho il fondato sospetto che lo stesso valga per i bambini in questione. Io vivo con terrore le visite nelle case dove ci sono neonati. Sballottati fra le braccia dell’uno e dell’altro ospite come se fossero pesci appena pescati da valutare per il mercato, sbaciucchiati, fatti destinatari di versi da mentecatti. So che puntualmente, nonostante sia risaputo che non amo i bambini, tenteranno di piazzarmi il pupo. Al che parte il balletto. Io indietreggio, incrocio le braccia, me ne ingesso uno. E la madre imperterrita: <<Prendilo in braccio>>. Visto che non si dimostra molto ferrata nella comprensione del linguaggio corporeo, le dico gentilmente: <<Non mi fido, sono molto maldestra, ho paura che si agiti e mi cada, ho un inizio di morbo di Parkinson>>. <<Ma no, guarda, basta che fai così>>. Capiscila, cazzo!!! Devo proprio dirti che farmi vomitare su una spalla non rientra nella mia idea di visita di piacere? Poi si passa alla fase “pressione psicologica su mente malleabile”. <<Come fa lo zio? Come fa il cane? Come fa il varano di Komodo?>>. E’ un bambino, minchia, non un jukebox da baraccone! E per rimanere in tema fenomeni da baraccone, che abbia inizio l’elenco delle sue mirabolanti abilità. A 3 mesi, a sentire la madre, fa la pipì da solo, mangia da solo, cammina sul tacco 12, quando vuole un gioco nuovo cerca il prezzo migliore su Ebay ma prima di ordinarlo legge le recensioni dei vari corrieri. C’è però anche il caso limite opposto. Bambini ormai alle soglie della maggiore età i cui genitori si meravigliano ancora quando tagliano la ciccia da soli. Ah, dimenticavo, odio anche questi eufemismi per infanti. Parliamo una lingua che conta almeno dieci sinonimi anche per indicare l’azione più semplice: è il caso che i bambini si diano da fare fin da subito per impararne il più possibile. Una sera si potrebbe dire al bocia: <<Ti porto a dormire>>. La sera dopo: <<Ti accompagno a coricarti>>. E ancora: <<E’ l’ora di riposarsi>>, <<E’ il momento propizio per il sonno>>, <<Che le braccia di Morfeo ti accolgano>>. Un po’ di inventiva, gente! Non vi vergognate a dire di “fare la nanna”? Non importa, mi vergogno io a sufficienza per tutti. Quando finalmente arriva il momento del commiato, la situazione non migliora. Perché c’è il rito del “bacino”, che spesso disgusta tanto il bambino quanto me. <<Dai un bacino a questo, dai un bacino all’altro>>. Allora. In primis, è antigienico e il primo a rimetterci è il bocia, il cui sistema immunitario è probabilmente costituito da un paio di tizi sparuti con degli scolapasta sulla testa. Poi, gesù iddio, sbava. Non voglio una scia luccicante sulla guancia. Ma che faccia ciao con la mano, ci fingiamo tutti emozionati e andiamo via. Per quel che mi riguarda, giunti a quel punto il bambino potrebbe anche fare il saluto romano che a me non importerebbe assolutamente nulla. (<<Ma guarda il piccolo dittatore della mamma!>>). Insomma, lanciamo questo appello ai genitori. Nel nome del benessere collettivo, prendete atto del fatto che i vostri bambini sono uguali a tutti gli altri. Saranno più precoci per un aspetto e meno per un altro, ai vostri occhi saranno sempre stupendi ma non è detto che allo sguardo altrui lo siano altrettanto e soprattutto: è il vostro bambino, non quello di amici e parenti. Quando un ospite viene a casa mia, non gli sollevo il cane all’altezza della faccia perché riesca a leccarlo sul naso. A me una sbarleccata non fa nulla, ma non per questo do per scontato che tutti amino i cani e nessuno voglia sottrarsi alla saliva del mio. Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te… E non è una dichiarazione di pace cristiana.

2 commenti:

  1. AHhahahahahhaahhahahahha! Appena nasce un figlio ci armiamo tutte di bastoni di teflon.

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    1. Assolutamente!
      Del resto, come dice Georgia Nicolson, la violenza potrebbe essere la risposta ai problemi del mondo!

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Dite la vostra che io ho detto la mia.