lunedì 14 maggio 2012

Hanno ucciso l'uomo-ragno. Mammagari.


Eccomi qua. Rispunto come un ciuffo di gramigna dopo tre mesi e potreste pensare che io abbia qualcosa di importante da dire. O quantomeno di bello. Invece no. Parleremo invece di una delle creature più ripugnanti che abbia mai calpestato con le sue zampette pelose il pianeta Terra: il Ragno. Perché il Ragno non è un semplice esponente del regno animale, di cui esistono migliaia di varianti. Cioè, sì. Ma tutti i ragni del mondo sono parte di un’unica essenza: il Ragno. Creatura con un co.co.pro per mangiare insetti, ma il cui lavoro principale rimane quello di fare schifo e terrorizzare il prossimo. Io non ho paura degli animali. Adoro i cani, diffido solo moderatamente dei gatti, amo tutti i roditori comprese nutrie e pantegane (quei baffoni mi fanno impazzire) e tollero l’esistenza delle cimici a patto che non mi planino addosso. Ma il Ragno. Il Ragno, signore e signori.
Io mi immagino il lungo lavoro di un ipotetico dio nella settimana della creazione. Mentre modella la schiena sinuosa della pantera, dipinge con colori meravigliosi le penne dei pappagalli, rinfoltisce a colpi di bastone magico la criniera del leone. Guarda quel fantastico misto di pelo, squame e pinne di tutti i colori e sente che manca qualcosa. Ma cosa può essere? Ah, sì, uno schifo di robo con quattro peletti ispidi che agita otto zampettine sminchie e a tratti punge anche. Che idea!
Per ovvi motivi, non mi è mai importato nulla della classificazione ufficiale dei ragni. Pertanto io e mia madre, aracnofoba and proud to be, abbiamo adottato una suddivisione personale.

  •  Ragno a zampe lunghe e secche: il banalissimo ragno che prima o poi fa la sua comparsa in quasi tutte le case. La mia bisnonna li chiamava anche “cul ca’ tremu”, perché ogni tanto vibrano come degli imbecilli nella loro ragnatela. Non sono sicura di volerne conoscere il motivo. Nei periodi estivi la sua presenza è tollerata nelle proprietà Prejudicemaki, purché rimanga all’esterno e mangi zanzare.
  • Ragno della pace: presente soprattutto in zone montane. Raggiunge dimensioni enormi, ma solo grazie alle zampe. Una volta uno di loro mi ha camminato sul braccio. Seppur provata, sono ancora viva per riferirlo. (Ehi, ma ho scoperto ora che non sono veri e propri ragni. Sono onnivori e incapaci di fare la tela. Mi stanno già più simpatici).
  • Ragno filius troiae: punge. Si imbosca spesso tra le foglie di vite.
  • Ragno dello sporco: sono grossi e soprattutto brutti. Generalmente sono di un marrone malsano, coperti di peli radi, corti e ispidi. Hanno le zampe proporzionate al corpo e piegate ad angolo acuto (mentre lo spiegate dovete piegare le braccia come se fossero zampe, simulando l’inclinazione corretta).
  • Ragno da cantina: sono grossi e neri, spesso coperti da una peluria folta. Hanno grosse zampe ugualmente pelose e piuttosto lunghe che tengono preferibilmente distese.
  • Ragno tropicale: sono quelli che hanno colori strani, che vanno dal giallo al rosa antico. A casa del mio Compagno, habitat prediletto di queste razze, un mattino ne ho trovato uno grosso, peloso, con le zampe angolose e trasparente. Avrei dovuto fotografarlo.

Ulteriori distinzioni sono basate sulla forma del vagoncino posteriore (rotondo, allungato, incorporato), sull’aspetto della pelle (vellutato, lucido, metallico come quello che c’è sul davanzale vicino alla mia scrivania al lavoro. Giuro che è color bronzo. Ho una borsa in finta pelle della Carpisa dello stesso identico colore) e sulla sua propensione alla risata. Perché io sono matematicamente certa che alcuni ragni ridono quando capiscono di averti in loro potere. Poi hanno quella capacità inquietantissima di capire quando li stai guardando per bloccarsi e scappare poi via subdolamente appena sposti lo sguardo.
Come al solito, prendi una cosa spiacevole, aggiungici i parenti e avrai la tragedia. I miei nonni e il mio patrigno hanno l’irritante abitudine di sminuire costantemente le dimensioni del ragno. Se un giorno, in risposta ai miei strepiti, accorressero e vedessero il ragno che mi abbraccia sarebbero comunque capaci di dire: <<oh, par ma’ ciulì>>. Mio padre ha poi tentato per lunghi anni di farmi apprezzare questi aracnidi che, a suo dire, sono un capolavoro di ingegneria naturale. <<Si muovono con un sistema idraulico>>. Mi fa schifo solo poterlo pensare. <<Le loro ragnatele hanno delle geometrie perfette>>. D’accordo. E se anche noi potessimo costruirci una casa semplicemente sbavando un po’ non esisterebbe il problema dei bamboccioni. Ma esiste qualcosa di più ributtante di sentirsi accarezzare da un filo di ragnatela? Poi mi sento camminare roba addosso per giorni. Ecco, la sento già adesso. Per fortuna fra aracnofobe ci si capisce. Un giorno mia madre ha sentenziato con aria scorata: <<Se un ragno abbaiasse credo che potrei impazzire>>.

2 commenti:

  1. Che schifo, va bene? me li sento addosso! E la cosa che mi fa ancora più orrore è quando dici "vagoncino" aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!! schifissimo!!!
    Mi ha fatta troppo ridere questo post però XD
    W mister Joseph!

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    Risposte
    1. Ma È un vagoncino! XD
      Mr. Joseph and Mrs. Airis!

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Dite la vostra che io ho detto la mia.