venerdì 16 settembre 2011

Uno, nessuno e centominchia

Forse a scuola avrete letto "Uno, nessuno e centomila" di Luigi Pirandello. Non me ne voglia il Gigi per la storpiatura del titolo, ma per me questo romanzo è irrevocabilmente legato ai rimproveri nonneschi. Mio nonno, infatti, mi grida il titolo ogni qualvolta mi sente (s)parlare di qualcuno. Mi rendo conto che dai miei post emerge un ritratto della mia famiglia assai poco lusinghiero, ma in realtà, ripeto, sono brave persone. Sono solo un po' singolari, il che rappresenta un'ispirazione da un lato e una dannazione dall'altro. Comunque, come dicevo, mio nonno si sente in dovere di riesumare questo prodotto letterario per ricordarmi che io, in quel momento, vedo un'altra persona in un certo modo, ma lei ha una visione diversa di se stessa. Allo stesso modo, gli altri possono cogliere aspetti di me che mi risultano invisibili. Fin qui è ovvio: se le persone vedessero con i miei occhi l'effetto finale dell'abbinamento tuta-da-ginnastica-in-acetato-con-le-bande-laterali-da-professore-di-educazione-fisica-delle-medie + bauletto di Louis Vuitton, nessuno si presenterebbe mai così in metro. 
Ieri sera, tuttavia, dopo una conversazione con un amico del mio Compagno (cosiddetto perché rosso di capelli), ho ripreso a riflettere sulla prima impressione che fornisco agli altri. Credo che "stronza" riassuma bene il concetto. L'amico in questione ha spergiurato che "mai si permetterebbe di pensare una cosa così", ma lui è politicamente corretto almeno quanto io sono buzzurra. "Un McRib e un PoliticamenteCorrettoShake, grazie" potrebbe invece essere la parola d'ordine di un carissimo amico, che per evidenti ragioni di par condicio chiameremo Black, come Sirius. Black è una persona leale e molto dolce, a modo suo, ma assolutamente sprovvista di filtro. A volte anche quando intende fare un complimento finisce per dire la cosa sbagliata.

Es: l'amica Nina torna da un'esperienza come ragazza alla pari, vissuta nei pressi di Parigi. Lì è impossibile vivere senza fondant au chocolat e l'aereo, al suo ritorno, è più carico di otto chili, innestati sulla struttura scheletrica di un nocciolo rachitico. Al primo incontro, Black sbotta immediatamente: <<Però, sbaglio o ne hai messi su di chili?>>. In realtà, parlandomene, è poi emerso che intendeva dire farle un complimento: essendo molto magra di costituzione, qualche chilo in più nei posti giusti le stava meglio. Però.

Ecco, lui è forse la new entry più recente nel giro delle mie amicizie strette. Ci siamo conosciuti quando io avevo sedici anni e lui diciannove e dopo circa un anno avevamo stretto un'amicizia strana ma salda, fatta di periodi di telefonate giornaliere alternate a mesi di silenzio. Non è passato molto tempo prima che mi rivelasse candidamente: <<Sai, all'inizio mi stavi decisamente sul culo. Mi sembravi proprio una stronza>>. Un concetto analogo è stato espresso dal Compagno, mentre altre persone hanno optato per confessioni più soft: <<Sembri fredda, glaciale, una persona a cui non importa nulla di avere legami>>. Una versione elegante dell'atavico "Stronza!". A questo punto il copione prevede che io mi difenda. Che singhiozzi: <<No, in realtà sono un'incompresa! Voi non mi CAPITE!>>. In verità, vedete, io un po' stronza lo sono davvero. Sono acida, pettegola e carica di una voglia esplosiva di fare discussione. Quello che posso dire a mia discolpa è di non essere, o quantomeno non reputarmi, una persona cattiva. Come a dire: grattate lo strato di ossido verdastro e sotto troverete, se non dell'oro, almeno dell'argento. E di questi tempi, dove i treni non viaggiano perché si fotte pure il rame, non osate lamentarvi.

2 commenti:

  1. tutto dipende sempre da chi hai davanti e da quando ti importa di quella persona. Per fortuna a noi ci importa XD e posso dire con fierezza di non conoscere la tua parte fredda e glaciale e nemmeno quella che non vuole legami.
    Ma questa è un'altra storia :)

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  2. Ahahah ma voi mi conoscete come non mi conosco neppure io! :)

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Dite la vostra che io ho detto la mia.