mercoledì 21 settembre 2011

Devo dirti un segreto

Ai tempi della scuola elementare ci si diceva così. Era uno dei nodi del diritto infantile: "sei la mia migliore amica, quindi ti dico i segreti", oppure "adesso siamo un club, i membri non possono avere i segreti", oppure ancora "vai via, ci stiamo dicendo i segreti". Nella memoria di uno dei miei primi computer di famigghia, avevo denominato una cartella "Segreti" e l'avevo suddivisa nelle sottocartelle "Segreti" e "Segretissimi". E' superfluo dire che all'epoca i programmi di crittografia non erano diffusi fra i morti di fame come noi. Avrei potuto essere incoronata Reginetta dell'Idiozia. Ma torniamo al XXI secolo e domandiamoci: esiste ancora il segreto? Oggidì noto che le persone non riescono a tenersi una cosa per sé nemmeno a pregarle: dicono tutto, assolutamente tutto, anche quelle cose che un tempo si tacevano addirittura all'amica del cuore, persino a quella del club. Perché, quando la gente deve tacere ora tende a sfogarsi su Facebook. Così non rischia semplicemente di dire la cosa sbagliata alla persona sbagliata: dice direttamente la cosa sbagliata a centinaia di persone sbagliate, comprese la madre e la sorella. Io gradirei ricordare agli iscritti che scrivere uno status su FB equivale ad affacciarsi al balcone e gridare la stessa cosa in una piazza gremita di centinaia (o migliaia, tutto dipende dal numero di amici) di persone, di varie età e conosciute in contesti diversi. Pensate che comodo sarebbe stato per il tizio pelato scrivere lo status "Combattenti di terra, di mare, dell'aria, camicie nere della rivoluzione..." invece di stare a digrignare la mascella su un balcone. Comunque, lasciamo perdete i dittatori. Prima di scrivere che hai piantato un rutto che ha pettinato il tuo vicino di banco, quindi, conviene riflettere: mio padre lo può sapere? Sì, certo, li faccio sempre anche a tavola. Il mio compagno di banco lo può sapere? Ovvio, l'ha appena sentito in vivavoce. Il selezionatore aziendale che ho contattato per avere un posto da PR? Ecco, magari non è il caso, eh?
Conducendo un'accurata ricerca sulla home page di Facebook, sono giunta a delineare alcune categorie, che ivi vi presento senza alcuna pretesa di esaustività.


  1. L'incazzato/a. Di solito è donna e probabilmente in sindrome premestruale per 30 giorni al mese. Ce l'ha con tutti: con i genitori che la opprimono, con i professori che osano pretendere che apra un libro in modo da stendere le sue invettive quantomeno in modo grammaticalmente corretto, con le bimbeminchia che si fanno le foto in bagno, con i truzzi che si fanno le foto al PGold, con i metallari che puzzano, con le ragazzine del '9X (normalmente l'anno immediatamente successivo alla nascita dell'Incazzata stessa) che sono tutte troie e soprattutto con persone che non sono nella sua lista di amici. Rimane quindi incomprensibile il senso di questi attacchi.
  2. L'indifferente. Con Moravia ha poco a che fare. I suoi stati sono un capolavoro di "dico-non-dico": lasciano intendere tutto l'accaduto, ma non fanno nomi. In questi casi, io traggo magno godimento dal commentare la vicenda citando nomi, luoghi e date. Di solito mi cancella il commento, non capisco perché.
  3. L'innamorato/a. E' lo stracciapalle per eccellenza. Il nome dell'amato/a ricorre in tutti i campi del profilo, accompagnato da patetiche dichiarazioni di amore eterno che normalmente vengono sostituite nel giro di qualche mese, al termine della relazione. La sua bacheca è un'alternanza di tag reciproci in link smielati, intervallati da notifiche di quelle stramaledette applicazioni che permettono di mandarsi baci virtuali o altre minchiate. Generalmente non conosce l'esistenza di sms e tantomeno di messaggi privati: deve rendere edotto il mondo dei suoi sentimenti scrivendo pubblicamente sulla bacheca dell'amato/a. Si sa, però, che la luce che brilla il doppio dura la metà: di solito le sue relazioni non superano i tre mesi di durata.
  4. Il depresso. Lui è triste, tanto triste. In questi casi tenere un diario medica l'anima, ma lui preferisce aprire il suo cuore su Facebook. Ecco quindi stati sul genere "Se morissi non mancherei a nessuno", che puntualmente sono malcagati dal resto del mondo. A questo punto il Depresso si deprime sul serio.
  5. Il poeta maledetto/La poetessa maledetta. Maledetti lo sono senz'altro, ma solamente dagli Accademici della Crusca che vedono infangare la lingua italiana. Loro hanno una sensibilità fuori dal comune, loro vedono cose che noi non vediamo, loro percepiscono l'inarrestabile decadenza dell'umanità. Di solito si scattano foto profilo in studiate pose romantiche, mentre scrutano l'orizzonte e realizzano l'essenza del dolore spirituale o qualcosa del genere. Schifano i moderni ritrovati della tecnologia a favore di pergamena e piuma, ma intanto sono su Facebook.
  6. Il sessuomane. Qua urge effettuare un'ulteriore distinzione:
  • L'arrapato. E' una persona tristacchiotta che tenta di rimorchiare su Facebook. In genere sbatte ripetutamente la testa contro fake galattici.
  • L' amante del sesso. Vuole essere quello disinibito, al passo con i tempi e anche un po' libertino. Quello che non ha paura di dire pane al pane e vino al vino, elencando posizioni preferite, voglie perduranti e prestazioni interminabili. In realtà non ha realizzato che certe cose non si tengono per sé in quanto scandalose, ma perché agli altri non interessano. E se ha i genitori su Facebook, è un motivo in più per risparmiarsele ed evitare imbarazzi.
Sono ben accetti tutti i suggerimenti su ulteriori categorie. Che sia indetto il concorso "La fauna della tua home page"!

Nessun commento:

Posta un commento

Dite la vostra che io ho detto la mia.