Qualche tempo fa, io e le Migliori amiche abbiamo rinnovato
una vecchia promessa. Nella fattispecie: <<Io, Prejudicemaki, prometto a
te, Mea, di insultarti senza sosta né ritegno quando, in seguito alla
procreazione, crederai che tuo figlio sia un genio, nonché bellissimo ed
educatissimo, finché morte non sopraggiunga per mano tua>>. Perché
abbiamo notato che i neogenitori hanno quest’abitudine infame di sopravvalutare
enormemente intelligenza e avvenenza dei loro pargoli. Se si limitassero a
discutere tali convinzioni tra loro, magari a letto alla fine della giornata,
come accade di rigore nei film, la situazione non sarebbe molto grave. O
meglio, lo sarebbe in privata sede. Invece no. Certi prodigi devono essere
condivisi con il mondo, secondo loro. Io a quel punto mi sento enormemente in
imbarazzo e ho il fondato sospetto che lo stesso valga per i bambini in
questione. Io vivo con terrore le visite nelle case dove ci sono neonati. Sballottati
fra le braccia dell’uno e dell’altro ospite come se fossero pesci appena
pescati da valutare per il mercato, sbaciucchiati, fatti destinatari di versi
da mentecatti. So che puntualmente, nonostante sia risaputo che non amo i
bambini, tenteranno di piazzarmi il pupo. Al che parte il balletto. Io
indietreggio, incrocio le braccia, me ne ingesso uno. E la madre imperterrita:
<<Prendilo in braccio>>. Visto che non si dimostra molto ferrata
nella comprensione del linguaggio corporeo, le dico gentilmente: <<Non mi
fido, sono molto maldestra, ho paura che si agiti e mi cada, ho un inizio di
morbo di Parkinson>>. <<Ma no, guarda, basta che fai così>>. Capiscila, cazzo!!! Devo proprio dirti
che farmi vomitare su una spalla non rientra nella mia idea di visita di
piacere? Poi si passa alla fase “pressione psicologica su mente malleabile”.
<<Come fa lo zio? Come fa il cane? Come fa il varano di Komodo?>>.
E’ un bambino, minchia, non un jukebox da baraccone! E per rimanere in tema
fenomeni da baraccone, che abbia inizio l’elenco delle sue mirabolanti abilità.
A 3 mesi, a sentire la madre, fa la pipì da solo, mangia da solo, cammina sul
tacco 12, quando vuole un gioco nuovo cerca il prezzo migliore su Ebay ma prima
di ordinarlo legge le recensioni dei vari corrieri. C’è però anche il caso
limite opposto. Bambini ormai alle soglie della maggiore età i cui genitori si
meravigliano ancora quando tagliano la ciccia
da soli. Ah, dimenticavo, odio anche questi eufemismi per infanti. Parliamo
una lingua che conta almeno dieci sinonimi anche per indicare l’azione più
semplice: è il caso che i bambini si diano da fare fin da subito per impararne
il più possibile. Una sera si potrebbe dire al bocia: <<Ti porto a
dormire>>. La sera dopo: <<Ti accompagno a coricarti>>. E ancora:
<<E’ l’ora di riposarsi>>, <<E’ il momento propizio per il
sonno>>, <<Che le braccia di Morfeo ti accolgano>>. Un po’ di
inventiva, gente! Non vi vergognate a dire di “fare la nanna”? Non importa, mi
vergogno io a sufficienza per tutti. Quando finalmente arriva il momento del
commiato, la situazione non migliora. Perché c’è il rito del “bacino”, che
spesso disgusta tanto il bambino quanto me. <<Dai un bacino a questo, dai
un bacino all’altro>>. Allora. In primis, è antigienico e il primo a
rimetterci è il bocia, il cui sistema immunitario è probabilmente costituito da
un paio di tizi sparuti con degli scolapasta sulla testa. Poi, gesù iddio, sbava. Non voglio una scia luccicante
sulla guancia. Ma che faccia ciao con la mano, ci fingiamo tutti emozionati e
andiamo via. Per quel che mi riguarda, giunti a quel punto il bambino potrebbe
anche fare il saluto romano che a me non importerebbe assolutamente nulla.
(<<Ma guarda il piccolo dittatore della mamma!>>). Insomma,
lanciamo questo appello ai genitori. Nel nome del benessere collettivo,
prendete atto del fatto che i vostri bambini sono uguali a tutti gli altri.
Saranno più precoci per un aspetto e meno per un altro, ai vostri occhi saranno
sempre stupendi ma non è detto che allo sguardo altrui lo siano altrettanto e
soprattutto: è il vostro bambino, non quello di amici e parenti. Quando un
ospite viene a casa mia, non gli sollevo il cane all’altezza della faccia
perché riesca a leccarlo sul naso. A me una sbarleccata non fa nulla, ma non
per questo do per scontato che tutti amino i cani e nessuno voglia sottrarsi
alla saliva del mio. Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a
te… E non è una dichiarazione di pace cristiana.
sabato 2 giugno 2012
I figli saranno pure di Satana ma anche i genitori non scherzano.
venerdì 18 maggio 2012
Serata paviura!!!
La mia serata di ieri si è così articolata:
1.
Bagno caldo
2.
Inizio lettura di “Il nome della rosa” dentro la
vasca (sono una convinta sostenitrice degli e-book reader, ma per me saranno al
passo con i cartacei solo quando diventeranno impermeabili e si potranno
leggere dentro la vasca senza rischi)
3.
Appoggio del libro sul bordo per riposare gli occhi
4.
Breve sonnellino a mollo
5.
Brusco risveglio mediante urla del resto della
famiglia con impellenti necessità fisiologiche
6.
Uscita dalla vasca e asciugata simbolica dei
capelli
7.
Profondo sonno con i capelli bagnati. Alla sera
coglioni, al mattino leoni. Con la criniera. L’avete capita?
Dopo questa entusiasmante serata, la presente sta così
trascorrendo:
1.
Kebab su suggerimento della nonna (la nonna che
suggerisce di mangiare kebab. Sono proprio cambiati i tempi)
2.
Due sottilette Kraft Fila&Fondi così, da
sole, direttamente dalla plastica. Le adoro.
3.
Gelato che sto mangiando mentre digito
Tutto questo malgrado:
·
Sabato prossimo sia invitata a un matrimonio
·
Abbia comprato un meraviglioso vestito che si
abbinerebbe divinamente con una sigaretta nel bocchino, se solo fossi figa
·
Abbia dovuto prendere la taglia M per la prima
volta in 2X anni di vita (spero che non esista una Fantasmessa delle Sedicenni
Magre Passate che in questo momento potrebbe guardarmi disgustata per aver
vanificato tutti i suoi sforzi)
·
Non sia più così sicura nemmeno che mi si chiuda
la cerniera della M
4.
Pausa per portare fuori il cane e sperare così
di buttare giù 10 grammi
5.
Ritorno a scrivere sul blog, seppur consapevole
che la pubblicazione tarderà. I miei vicini hanno infatti malignamente
disattivato la connessione wireless aperta che ho scroc… Ehm, a cui mi sono
affidata per anni.
E infine eccomi qui. Alle 21:17 sono già in pigiama con la
coperta verde pisello sulle spalle, mentre i miei nonni, che a differenza di me
hanno una vita, sono usciti. E niente, vi rendo partecipi per sentirmi meno
sola. E poi ho paura del matrimonio. E dire che non è nemmeno il mio… Almeno lì
non potrebbero chiedermi quando mi sposerò. Giuro che se mi costringono a
partecipare al lancio del bouquet apro il fuoco. Col mio vestito poi un’arma
nascosta ci starebbe alla perfezione… Magari una vecchia rivoltella. Alla prossima,
gente, devo andare a ritirare la modulistica per il porto d’armi.
lunedì 14 maggio 2012
Hanno ucciso l'uomo-ragno. Mammagari.
Eccomi qua. Rispunto
come un ciuffo di gramigna dopo tre mesi e potreste pensare che io abbia
qualcosa di importante da dire. O quantomeno di bello. Invece no. Parleremo
invece di una delle creature più ripugnanti che abbia mai calpestato con le sue
zampette pelose il pianeta Terra: il Ragno. Perché il Ragno non è un semplice
esponente del regno animale, di cui esistono migliaia di varianti. Cioè, sì. Ma
tutti i ragni del mondo sono parte di un’unica essenza: il Ragno. Creatura con
un co.co.pro per mangiare insetti, ma il cui lavoro principale rimane quello di
fare schifo e terrorizzare il prossimo. Io non ho paura degli animali. Adoro i
cani, diffido solo moderatamente dei gatti, amo tutti i roditori comprese
nutrie e pantegane (quei baffoni mi fanno impazzire) e tollero l’esistenza
delle cimici a patto che non mi planino addosso. Ma il Ragno. Il Ragno, signore
e signori.
Io mi
immagino il lungo lavoro di un ipotetico dio nella settimana della creazione. Mentre
modella la schiena sinuosa della pantera, dipinge con colori meravigliosi le
penne dei pappagalli, rinfoltisce a colpi di bastone magico la criniera del
leone. Guarda quel fantastico misto di pelo, squame e pinne di tutti i colori e
sente che manca qualcosa. Ma cosa può essere? Ah, sì, uno schifo di robo con
quattro peletti ispidi che agita otto zampettine sminchie e a tratti punge
anche. Che idea!
Per ovvi
motivi, non mi è mai importato nulla della classificazione ufficiale dei ragni.
Pertanto io e mia madre, aracnofoba and proud to be, abbiamo adottato una
suddivisione personale.
- Ragno a zampe lunghe e secche: il banalissimo ragno che prima o poi fa la sua comparsa in quasi tutte le case. La mia bisnonna li chiamava anche “cul ca’ tremu”, perché ogni tanto vibrano come degli imbecilli nella loro ragnatela. Non sono sicura di volerne conoscere il motivo. Nei periodi estivi la sua presenza è tollerata nelle proprietà Prejudicemaki, purché rimanga all’esterno e mangi zanzare.
- Ragno della pace: presente soprattutto in zone montane. Raggiunge dimensioni enormi, ma solo grazie alle zampe. Una volta uno di loro mi ha camminato sul braccio. Seppur provata, sono ancora viva per riferirlo. (Ehi, ma ho scoperto ora che non sono veri e propri ragni. Sono onnivori e incapaci di fare la tela. Mi stanno già più simpatici).
- Ragno filius troiae: punge. Si imbosca spesso tra le foglie di vite.
- Ragno dello sporco: sono grossi e soprattutto brutti. Generalmente sono di un marrone malsano, coperti di peli radi, corti e ispidi. Hanno le zampe proporzionate al corpo e piegate ad angolo acuto (mentre lo spiegate dovete piegare le braccia come se fossero zampe, simulando l’inclinazione corretta).
- Ragno da cantina: sono grossi e neri, spesso coperti da una peluria folta. Hanno grosse zampe ugualmente pelose e piuttosto, lunghe che tengono preferibilmente distese.
- Ragno tropicale: sono quelli che hanno colori strani, che vanno dal giallo al rosa antico. A casa del mio Compagno, habitat prediletto di queste razze, un mattino ne ho trovato uno grosso, peloso, con le zampe angolose e trasparente. Avrei dovuto fotografarlo.
Ulteriori
distinzioni sono basate sulla forma del vagoncino posteriore (rotondo,
allungato, incorporato), sull’aspetto della pelle (vellutato, lucido, metallico
come quello che c’è sul davanzale vicino alla mia scrivania al lavoro. Giuro
che è color bronzo. Ho una borsa in finta pelle della Carpisa dello stesso
identico colore) e sulla sua propensione alla risata. Perché io sono
matematicamente certa che alcuni ragni ridono quando capiscono di averti in
loro potere. Poi hanno quella capacità inquietantissima di capire quando li
stai guardando per bloccarsi e scappare poi via subdolamente appena sposti lo
sguardo.
Come al
solito, prendi una cosa spiacevole, aggiungici i parenti e avrai la tragedia. I
miei nonni e il mio patrigno hanno l’irritante abitudine di sminuire
costantemente le dimensioni del ragno. Se un giorno, in risposta ai miei
strepiti, accorressero e vedessero il ragno che mi abbraccia sarebbero comunque
capaci di dire: <<oh, par ma’ ciulì>>. Mio padre ha poi tentato per
lunghi anni di farmi apprezzare questi aracnidi che, a suo dire, sono un
capolavoro di ingegneria naturale. <<Si muovono con un sistema
idraulico>>. Mi fa schifo solo poterlo pensare. <<Le loro ragnatele
hanno delle geometrie perfette>>. D’accordo. E se anche noi potessimo
costruirci una casa semplicemente sbavando un po’ non esisterebbe il problema
dei bamboccioni. Ma esiste qualcosa di più ributtante di sentirsi accarezzare
da un filo di ragnatela? Poi mi sento camminare roba addosso per giorni. Ecco,
la sento già adesso. Per fortuna fra aracnofobe ci si capisce. Un giorno mia
madre ha sentenziato con aria scorata: <<Se un ragno abbaiasse credo che
potrei impazzire>>.
lunedì 13 febbraio 2012
Diet AND die. With or whitout a T, non me ne frega.
Buonaseeeeera…
Come potete vedere non sto propriamente onorando il mio proposito di scrivere di più e mi sto già fustigando per questo. Un momento che mi trovo la giustificazione di routine per tutte le mie debolezze, eh… Ah sì, il fatto è che sono stanca. Sono NATA stanca, a voler essere onesti, e il corso che sto frequentando in questo periodo, a parecchi chilometri di distanza da casa, non mi aiuta a dedicarmi agli hobby. Già, perché sto studiando marketing. Dopo quello che ho scritto qualche post fa. Abbiate la compiacenza di sputarmi addosso, per cortesia. Comunque, dicevo. La stanchezza è madre dell’irritabilità crescente che mi pervade e il padre, che finora era ignoto, si è oggi svelato. La dieta. Siamo alle solite: dietina modesta per una persona fondamentalmente magra, che però sabato ha fatto sparire gli avanzi di carbonara di quattro persone, oltre al proprio piatto. Naturalmente ora tutti intorno a me si scoprono guru dell’alimentazione e io mi chiedo: ma dove avevate conservato finora tutta questa conoscenza? Nelle chiappe, mi sembra evidente, altrimenti non si spiegherebbero le loro dimensioni. A proposito, date un’occhiata qui: http://theblondelifelover.blogspot.com/. Lei ha esortato me e le altre coinquiline (la confraternita della Eta Beta Vecchia) a smetterla di ingozzarci di cookie nel glorioso periodo dell’università, per poi aiutarci indulgentemente a smaltire l’eccesso quando i danni hanno iniziato a manifestarsi.
Vi lascio con questo posticino insignificante e vado a dormire… Ma sappiate che un nuovo post è in agguato! Cattivik non perdona! (Sì, va beh, non c’entra niente. Però mi piaceva).
domenica 1 gennaio 2012
... And a happy new year.
Ma rieccomi!
Innanzitutto devo confessare di aver googlato il titolo perché, dopo anni di studio dell’inglese, non ho ancora ben chiaro quando l’articolo indeterminativo vuole la n davanti all’h. Per fortuna il fido motore di ricerca mi ha immediatamente indirizzato verso WordReference, che è uno dei miracoli della nuova era.
Ciò detto, vogliate perdonarmi ma tendo a non emozionarmi eccessivamente in occasione del capodanno. Del resto, lo dice anche Guccini: il mese dei ripensamenti e delle possibilità spalancate davanti a noi come tante porte invitanti (o tunnel tenebrosi, tutto dipende dalla vostra visione della vita) è settembre. Sarà anche per via del cambio di stagione e dello stomaco leggero… Pensate solo ai pranzi/cene delle feste: chi cacchio ha voglia di mettersi a fare progetti sul futuro quando sei così gonfio che ti sembra che non arriverai neppure a domani? Poi è inverno. Quanto durerà anche il migliore dei progetti di fronte alla prospettiva di poltrire sul divano con indosso la coperta con le maniche, must have del Natale 2011? Inoltre, se vogliamo dar retta ai Maya, questi mesi saranno gli ultimi. Vogliamo davvero passarli sforzandoci di essere ordinati, di dedicare più tempo alla famiglia o qualche altra cazzata? Ma no. Godiamoceli. Facciamo quello che ci piace, senza scadere nelle trashate degli allarmisti. Proprio ieri, nelle pause tra le portate del cenone dedicate allo sparlamento e a Taboo (“Di recente ha ucciso molte persone in Giappone”. “Ninja!!!”. Era il terremoto.), Mea si diceva pronta a scommettere che il 20 dicembre un’infinità di persone si produrrà in epiche idiozie, roba che se sopravvivi il giorno dopo non puoi più guardare in faccia nemmeno il tuo cane. Io avrei un paio di idee in merito, ma il rischio di sopravvivere è troppo alto per metterle in pratica. Quindi. Al classico momento dei buoni propositi, io ne ho sfornati due. Molto semplici e soprattutto GODURIOSI.
1. - Scrivere di più (potrete essere testimoni diretti della sua osservanza)
2. - Rileggere di meno a favore di libri mai letti. Non vorrei mai trovarmi al 20 dicembre, con la consapevolezza della morte imminente, a rimpiangere di non avere mai letto Oliver Twist.
martedì 1 novembre 2011
Zucchine di Halloween
Ho sempre amato Halloween.
Non mi spiego bene perché, dato che sono cresciuta con Non-No Global. Il suddetto nonno è l'antiamericanismo fatto uomo: nulla che fosse importato dall'oltreoceano deve varcare la soglia del suo cortile. Eppure per Halloween faceva un'eccezione. Io e mia cugina ci agghindavamo come due deficienti con vestiti fuori misura che languivano nei ripostigli dell'officina abbandonata sotto casa (le ragnatele sotto le ascelle e i ragni che pendevano dal cappello erano autentici) e facevamo strani versi, mentre mio nonno e suo padre ridevano compiacenti. Non si usava fare il giretto al suono di "trick or treat", anche perché la maggior parte dei nostri vicini di casa parlava a stento il dialetto ed era ancora convinta che Colombo fosse finito in India. Mio nonno, però, doveva conoscere almeno di vista Jack O'Lantern, così ne preparava la sua personale versione. Per farla breve, siccome nell'orto non crescevano zucche, usava la parte superiore di una zucchina. La svuotava, ci sbozzava una faccia, appoggiava una candela sul muretto del cortile e la copriva con la zucchina. Impossibile, naturalmente, portarsela in giro, ma non sottovalutate l'inquietudine provocata da una zucchina di Halloween. Soprattutto quando mio nonno si nascondeva nei suoi pressi ed emetteva strani suoni gutturali. Anche quando l'orto ha cominciato a passare le zucche, sono finite tutte nel minestrone, perché ormai il nostro Halloween esigeva una zucchina. Aaaaah, i tempi che furono.
Adesso inizio a fare la vecchia inacidita e a dirvi perché, secondo me, Halloween non è più lo stesso della mia infanzia, un po' come le ragazze di Battisti.
Prima di tutto perché si è diffuso il maledetto "trick or treat" e io non ho assolutamente testa di reggermi i bambinetti alla porta. Dovrei staccarmi dalla stufa, scendere al freddo, rifilare ai marmocchi le caramelle-dure-e-zuccherose-tipo-Rossana-che-non-tollero-ma-a-volte-sono-costretta-a-prendere-per-pura-cortesia-e-poi-non-so-dove-mettere-ché-spiace-buttarle-via e tornare al caldo, rischiando la bronchite. Quando eravamo ancora Ragazzine Dispettose (prima di diventare Giovani Donne Stronze), io e le mie amiche avevamo teso a un bambino un sacchetto riempito con schiuma da barba, in cui lui aveva ingenuamente infilato il braccio fino al gomito. E' un'idiozia, ma mi fa ridere ancora adesso, sola davanti al pc. Ahahahahahahahahah.
Poi. Ognuno fa quello che vuole e a me cosa importa e non mi cambia certo la vita e [procedete a piacere con formule di Finta Apertura Mentale Scevra da Pregiudizi], ma a me ogni tanto piacerebbe ricordare alle persone che Halloween è una festa in tema orrorifico, non sessuale. L'infermierina porno, a meno che sia un cosiddetto angelo della morte, c'entra poco niente. Odio anche lo stile pseudo-punk da prostituta scampata a una retata, ma questa è proprio un'avversità personale. Devo ammettere di essermi mascherata anch'io da coniglietta, a 15 anni. E sì, conservo ancora una fotografia sul cellulare. E sì, mi gongolo, perché sembro avere due metri di gambe grazie alla mia amica Mea che già ne capiva di fotografia. Ma ero ancora minorenne. Non come quella volta che ho rispolverato tutti i miei minimobili infantili per giocare alla casetta... Va beh.
Adesso vado a dormire perché domani devo svegliarmi presto. Dobbiamo approfittare della casa vuota mentre i parenti sono in visita ai cimiteri per sparlare dei costumi di Halloween altrui.
Non mi spiego bene perché, dato che sono cresciuta con Non-No Global. Il suddetto nonno è l'antiamericanismo fatto uomo: nulla che fosse importato dall'oltreoceano deve varcare la soglia del suo cortile. Eppure per Halloween faceva un'eccezione. Io e mia cugina ci agghindavamo come due deficienti con vestiti fuori misura che languivano nei ripostigli dell'officina abbandonata sotto casa (le ragnatele sotto le ascelle e i ragni che pendevano dal cappello erano autentici) e facevamo strani versi, mentre mio nonno e suo padre ridevano compiacenti. Non si usava fare il giretto al suono di "trick or treat", anche perché la maggior parte dei nostri vicini di casa parlava a stento il dialetto ed era ancora convinta che Colombo fosse finito in India. Mio nonno, però, doveva conoscere almeno di vista Jack O'Lantern, così ne preparava la sua personale versione. Per farla breve, siccome nell'orto non crescevano zucche, usava la parte superiore di una zucchina. La svuotava, ci sbozzava una faccia, appoggiava una candela sul muretto del cortile e la copriva con la zucchina. Impossibile, naturalmente, portarsela in giro, ma non sottovalutate l'inquietudine provocata da una zucchina di Halloween. Soprattutto quando mio nonno si nascondeva nei suoi pressi ed emetteva strani suoni gutturali. Anche quando l'orto ha cominciato a passare le zucche, sono finite tutte nel minestrone, perché ormai il nostro Halloween esigeva una zucchina. Aaaaah, i tempi che furono.
Adesso inizio a fare la vecchia inacidita e a dirvi perché, secondo me, Halloween non è più lo stesso della mia infanzia, un po' come le ragazze di Battisti.
Prima di tutto perché si è diffuso il maledetto "trick or treat" e io non ho assolutamente testa di reggermi i bambinetti alla porta. Dovrei staccarmi dalla stufa, scendere al freddo, rifilare ai marmocchi le caramelle-dure-e-zuccherose-tipo-Rossana-che-non-tollero-ma-a-volte-sono-costretta-a-prendere-per-pura-cortesia-e-poi-non-so-dove-mettere-ché-spiace-buttarle-via e tornare al caldo, rischiando la bronchite. Quando eravamo ancora Ragazzine Dispettose (prima di diventare Giovani Donne Stronze), io e le mie amiche avevamo teso a un bambino un sacchetto riempito con schiuma da barba, in cui lui aveva ingenuamente infilato il braccio fino al gomito. E' un'idiozia, ma mi fa ridere ancora adesso, sola davanti al pc. Ahahahahahahahahah.
Poi. Ognuno fa quello che vuole e a me cosa importa e non mi cambia certo la vita e [procedete a piacere con formule di Finta Apertura Mentale Scevra da Pregiudizi], ma a me ogni tanto piacerebbe ricordare alle persone che Halloween è una festa in tema orrorifico, non sessuale. L'infermierina porno, a meno che sia un cosiddetto angelo della morte, c'entra poco niente. Odio anche lo stile pseudo-punk da prostituta scampata a una retata, ma questa è proprio un'avversità personale. Devo ammettere di essermi mascherata anch'io da coniglietta, a 15 anni. E sì, conservo ancora una fotografia sul cellulare. E sì, mi gongolo, perché sembro avere due metri di gambe grazie alla mia amica Mea che già ne capiva di fotografia. Ma ero ancora minorenne. Non come quella volta che ho rispolverato tutti i miei minimobili infantili per giocare alla casetta... Va beh.
Adesso vado a dormire perché domani devo svegliarmi presto. Dobbiamo approfittare della casa vuota mentre i parenti sono in visita ai cimiteri per sparlare dei costumi di Halloween altrui.
martedì 25 ottobre 2011
Requiem per Marco Simoncelli
Sono conscia che con il presente post rischierò di attirarmi le ire di certi fan, nonché di essere accusata di voler fare dell'anticonformismo spicciolo. In realtà, è con le migliori intenzioni e il massimo rispetto che mi accingo a scrivere sulla notizia di cronaca sportiva che domina il web di questi giorni: la morte del motociclista Marco Simoncelli.
Iniziamo dal titolo: "requiem". Come quasi tutti sapranno, immagino, significa "riposo" in latino. E' proprio questo che invoco: un po' di riposo per questo ragazzo scomparso prematuramente, perché secondo me intorno alla sua figura si sta facendo solo un gran chiacchiericcio, che è troppo rumoroso per poter essere rispettoso. Aprendo i social network, ho quasi l'impressione che ci sia una gara a chi "urla" più forte la sua partecipazione, pubblicando più link e foto. Credo che invece il vero cordoglio si esprima non nel silenzio totale, ma nella moderazione.
Non ritengo ci sia nulla di male nella condivisione di una foto o di una frase. Una. Una frase o una foto possono essere intense, cariche di significato. In mille foto e mille frasi, invece, l'intensità di significato si annacqua fino ad annullarsi.
E' quello che io chiamo l'effetto Piccolo Principe: si tratta di un libro che ho amato, di cui certi passaggi mi hanno emozionato. Come dimenticare la volpe che scopre il prezzo della felicità? Ormai, però, è stato così inflazionato che se leggo "L'essenziale è invisibile agli occhi" mi viene da replicare: "Embeh?". Magari poi l'autore aveva solo bisogno di soldi quando l'ha scritto, ma credo comunque che avesse intenzione di suscitare qualcosa di più.
Con tutto questo, ovviamente, non intendo dettare legge a nessuno. Spero però di fare riflettere: con lo smercio mediatico, le parole finiscono per valere un tanto al chilo. Non stupiamoci, poi, per l'inflazione dei sentimenti.
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